Smart Working e la sicurezza del lavoratore

Smart Working e la sicurezza del lavoratore

Che nesso esiste tra smart working e la sicurezza del luogo di lavoro scelto dal lavoratore agile. Ai sensi della normativa in parola, 2. Il datore di lavoro e’ responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dei compiti assegnatogli smart working.

L’articolo deve essere letto iunitamente con l’art. 22 e l’art. 2087 c.c., in base al quale il datore di lavoro deve garantire la salute e la sicurezza del lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile.

A tal fine consegna al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta nella quale sono individuati:

  • i rischi generali e
  • i rischi specifici

connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro.

ONERI DEL DATORE DI LAVORO

Vi è quindi un onere informativo cui il datore deve attenersi.

Il lavoratore è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro. Tali misure servono per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali.

Su questi ultimi e sulle implicazioni assicurative per eventuali infortuni sul lavoro, è intervenuta anche la Circolare Inail 48/17, e che si allega, nella quale:

in via preliminare, si precisa che lo svolgimento della prestazione di lavoro in modalità agile non fa venir meno il possesso dei requisiti:

  • oggettivi, lavorazioni rischiose e
  • soggettivi, caratteristiche delle persone assicurate,

previsti ai fini della ricorrenza dell’obbligo assicurativo;

così come, chiaramente, atteso che gli strumenti tecnologici sono sempre forniti dal datore di lavoro, tenuto a garantirne anche il buon funzionamento. Resta fermo il principio del trattamento paritario tra dipendenti, per il quale anche l’adozione delle norme di sicurezza sul lavoro devono essere le medesime.

Lo smart working quindi non fa venir meno gli oneri di legge e le prescrizioni di cui all’art. 2087 c.c.

INFORTUNUI

La circolare, inoltre, ribadisce il nesso di causalità tra infortunio e prestazione. In questo modo che gli infortuni occorsi mentre il lavoratore presta la propria attività lavorativa all’esterno dei locali aziendali e/o nel luogo prescelto dal lavoratore stesso sono tutelati.

Tale tutela esiste se l’infortunio è causato da un rischio connesso con la prestazione lavorativa, lo stesso peraltro previsto per gli incidenti in itinere

Tale previsione include l’utilizzo degli strumenti tecnici che il datore ha messo a disposizione del prestatore.

Tuttavia, la modalità operativa così peculiare, come ad esempio nel caso di lavoro svolto da casa, fa si che sono sempre necessari specifici accertamenti.

Questi sono finalizzati a: verificare la sussistenza dei presupposti sostanziali della tutela. Ovvero a verificare se l’attività svolta dal lavoratore al momento dell’evento infortunistico sia in stretto collegamento con quella lavorativa.

ISTRUZIONI

Infine, il datore di lavoro deve fornire al lavoratore un’adeguata informativa circa il corretto utilizzo delle attrezzature/apparecchiature messe a disposizione . Deve assicurarsi che detti strumenti siano conformi al titolo III del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 e successive modificazioni, nonché alle specifiche disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto. Deve inoltre farsi carico di garantire nel tempo la permanenza dei requisiti di sicurezza con un’adeguata manutenzione. Ciò significa che in capo al datore di lavoro vige l’onere di verifica e tutela specifica, affinché lo strumento tecnico fornito sia conforme a legge. Inoltre deve vigilare affinchè il lavoratore ne faccia un uso coerente con la funzione e con la destinazione d’uso del presidio stesso.